L’Italia verso il 100% di energia rinnovabile

27 Giugno 2020

I ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche vedono l’Italia verso il 100% di energia rinnovabile entro il 2050. Con il loro lavoro, gli studiosi coinvolti hanno stilato una linea guida rivolta alle istituzioni, per indirizzarle in termini di infrastrutture da realizzare, materiali da usare e investimenti da fare nel tempo.

L’Italia verso il 100% di energia rinnovabile: il progetto


Uno dei punti su cui riflettere è la tesi per cui idroelettrico, eolico e solare sarebbero sufficienti a sostituire l’uso dei combustibili fossili su rete elettrica, sistemi di riscaldamento e mezzi di trasporto. Comprensiva di un’analisi sulla fattibilità, l’analisi lascia in sospeso solamente i luoghi in cui i lavori dovranno essere realizzati, sostenendo che la decisione debba nascere di comune accordo tra cittadini ed enti territoriali. Lavori che riguardano un’enorme quantità di turbine eoliche e pannelli solari, in maniera però non invasiva: le prime occuperebbero meno del 3% del territorio nazionale e i secondi verrebbero realizzati tramite integrazioni architettoniche.

Il surplus energetico creato verrebbe stoccato per i momenti di necessità, convertendo l’elettricità in idrogeno di origine biologica tramite procedimenti moderni e di elevata affidabilità e creando così anche un sostituto della benzina per i mezzi di trasporto.

L’Italia verso il 100% di energia rinnovabile: le difficoltà


I costi ovviamente girano intorno a cifre elevatissime, se prese in termini assoluti; raffrontati invece a quelli che si sosterrebbero proseguendo sulla strada attuale, calano drasticamente (da circa 1000 miliardi a 400 nella peggiore delle ipotesi, passibili di ulteriori cali). Inoltre, questa rivoluzione creerebbe un numero elevatissimo di posti di lavoro, abbatterebbe i costi energetici pro capite e ridurrebbe drasticamente le conseguenze negative dell’inquinamento sulla salute.

Nei prossimi venti anni, inoltre, si prevede il numero degli impianti di accumulo a livello mondiale possa crescere di 122 volte rispetto a oggi. Il presupposto è che le energie rinnovabili non sono programmabili, ossia non è possibile calcolarne con esattezza l’ammontare prodotto viste le numerose variabili dalle quali dipendono. In sintesi, l’uomo non può controllare gli eventi meteorologici. Di conseguenza diventa fondamentale avere a disposizione infrastrutture di stoccaggio che permettano di garantire una certa flessibilità nel loro utilizzo.

L’Italia verso il 100% di energia rinnovabile: le opportunità


L’investimento sarà corposo (si stimano oltre 600 miliardi di dollari) ma le conseguenze varranno la spesa. A partire da una netta riduzione dei costi, non solo domestici ma anche nel settore dei trasporti elettrici. In controtendenza con la situazione attuale, la maggior parte dell’energia sarà stoccata lato utility (ossia in infrastrutture comuni) invece che behind-the-meter (ossia nei sistemi di accumulo dei privati). L’aspetto negativo è che, secondo le analisi, tre quarti delle risorse immagazzinate risiederanno in soli dieci Paesi, tra i quali purtroppo non figura l’Italia, che deve cogliere la palla al balzo e aumentare ulteriormente i propri investimenti lato tecnologie dedicate.

E il resto d’Europa?


Secondo i dati pubblicati da Eurobserv’ER, il mercato europeo del solare termico è in piena trasformazione. Dopo una lunga fase di crescita ridotta, a fine 2018 si sono registrati oltre 53 milioni di metri quadri di pannelli installati (+8.4% rispetto all’anno precedente). Paesi storici nel settore, come Germania e Italia, stanno vivendo una fase di stagnazione. Altri, Francia in primis (+27,4% di superficie coperta da collettori), si trovano in un momento di pieno sviluppo sul fronte energie rinnovabili.

L’altra faccia della medaglia descritta dal consorzio mostra però come, nonostante questi aspetti positivi, l’Europa si trovi comunque in ritardo sulla tabella di marcia verso gli obiettivi fissati per il decennio in ambito solare termico. Come per gli altri settori delle fonti rinnovabili, il principale freno allo sviluppo è rappresentato dal costo iniziale di investimento in attrezzature e tecnologie. Ciò che diventa ancora una volta necessario comprendere è che tali cifre sarebbero ampiamente ripagate dalle conseguenze positive future. Il solare termico infatti ha ancora ampi margini di crescita sia in ambito residenziale che industriale, con la possibilità di occupare uno spazio importante nel soddisfacimento del fabbisogno energetico europeo

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